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Would Clausewitz approve?!

The world is changing indeed.
Here's the spokesman of the Kenyan army tweeting about operations in Somalia.

Nuove foto

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The day I will be a pilot - Il giorno in cui saro' pilota

Lo scorso settembre 30 bambini di Mogadiscio, ora rifugiati interni, hanno ricevuto una macchina fotografica, per fotografare la loro vita quotidiana.

Da quelle foto e' nato questo video (su Youtube)

Eastleigh

Eastleigh e' un sobborgo di Nairobi. Ci sono stata ieri per visitare possibili luoghi per le nostre cosette di inizio dicembre.
Somiglia molto a certi quartieri di Santo Domingo, come Guachupita: strade sfatte, spazzatura a fiumi (pioveva, erano letteralmente fiumi di spazzatura), bimbi scalzi per la strada e negozi qua e là.


(copyright Christoph Grandt)

Ci siamo andati perché in Eastleigh vivono moltissimi somali, la maggior parte di loro sono immigrati illegali, qualcuno è richiedente asilo, qualcuno è anche rifugiato. Son venuti qui all'inizio degli anni Novanta, quando è cominciata la guerra che da sedici anni imperversa in Somalia. In questi giorni a Mogadiscio le cose vanno abbastanza male. Anche se ufficialmente il "governo" non accetta questi dati, si parla di circa 850.000 rifugiat interni (o IDP, internally displaced persons) in Somalia, la maggioranza in fuga da Mogadiscio ma un buon numero anche in fuga dai combattimenti intorno a Laas Caanood, nel nord, tra Somaliland e Puntland. Ho ricevuto ieri l'aggiornamento, i rifugiati interni aumentano di MIGLIAIA ogni settimana, ma non è ancora pubblico quindi vi regalo quello della scorsa settimana relativo a Laas Caanood.

Insomma tornando ad Eastleigh, non ho visto una sola faccia bianca a parte la mia.

Delle pari opportunità


Son giorni pigri, questi. Di preparativi e pensieri.

Sto leggendo vari documenti sulla Somalia, per non arrivare completamente impreparata - anche se immagino che ad un posto come la Somalia non ci si possa davvero preparare.

Qualche dato: nelle tre regioni (Somaliland, Puntland e Somalia centro-meridionale), in cui abitano circa 7 milioni e mezzo di persone e ci sono, a occhio, tra gli 800,000 ed il milione di sfollati, ci sono nove - NOVE - centri dove è possibile ottenere terapia antiretrovirale. Nove. Uno ogni 830,000 persone.

La mutilazione genitale femminile, sempre ad occhio perchè non in Somalia non c'è l'Istat, è intorno al 95%.

Il 73% della popolazione vive in povertà o in estrema povertà, cioè con meno di 2 o meno di 1 dollaro al giorno.

Il tasso medio di HIV è dello 0,9% - 1,4% in Somaliland, 1,0% in Puntland e 0,6% nella Somalia centro-meridionale. Una prevalenza del genere indica due cose: o che il paese è sull'orlo di un'epidemia generale, oppure che si tratta di un'epidemia concentrata in certi gruppi particolarmente vulnerabili o a rischio: camionisti, lavoratori sessuali - uomini e donne - militari e milizie, sfollati, donne e bambine, pescatori, migranti irregolari ed altri. Le risorse sono, ça va sans dire, molto limitate, per cui bisogna imbroccarla subito o sarà un bel guaio.

Ed in tutto questo emerito casino, io dovrei occuparmi di pari opportunità.

Infidel


Ayaan Hirsi Ali è una di quelle donne coraggiose di cui mi piace leggere, un po' come Teresa Batista e Inés Suárez, con la differenza che Ayaan esiste davvero.

Il libro percorre lentamente le tappe della sua esistenza, anche se è ancora giovane e come dice un mio amico: scrivere un'autobiografia è sempre un atto di autocelebrazione. E' vero, e lei scivola spesso nel celebrativo, seppure mascherato di modestia. Però questo non toglie alcun merito al coraggio con cui si è mossa nel mondo, scappando da un matrimonio combinato in Somalia, vivendo come rifugiata in Olanda fino ad ottenerne la cittadinanza, per poi essere eletta al Parlamento. Senza mai smettere di criticare ferocemente l'Islam e l'oppressione che esso significa per le donne musulmane.

Che dire? Il libro è molto piacevole da leggere, salvo alcuni passaggi brutali che chiedono un po' di respiro. E' un buildungsroman nel senso originario del termine, un romanzo di crescita e di formazione. Hirsi Ali si costruisce da sè, crea un proprio io individuale che come donna musulmana le era in principio negato, studia fino a conseguire una laurea in scienze politiche, non dà più per scontato ciò che le è stato insegnato da piccola, e procede a scarnificare l'Islam un pezzetto alla volta, fino a rinnegarlo.

Mi è piaciuta la volontà ferrea di questa donna, lo spirito critico, la capacità di tirarsi fuori dalle situazioni peggiori e di uscirne alla grande. Condivido un po' meno il suo percorso politico ed intellettuale, che l'ha portata dopo aver abbandonato il Parlamento Olandese ad essere ricercatrice in un think thank statunitense neoconservatore (http://www.aei.org) molto vicino all'attuale amministrazione. Mi pare incoerente battersi per i diritti delle donne nell'Islam e poi affiliarsi ad un gruppo ugualmente estremista solo che di un'altra religione, in cui si sorvola allo stesso modo su tali diritti. Così come certe sue posizioni restrittive sull'immigrazione in Olanda, quando lei stessa ne ha beneficiato ed è ciò che è oggi anche grazie alle politiche di asilo olandesi. Le sue posizioni sono radicali e spesso provocatorie, il che è diventato un po' il suo marchio di fabbrica, ma bisogna riconoscere che ha fatto molto per stimolare il dibattito, almeno in Olanda, sulle comunità musulmane immigrate e sulla (mancanza di) integrazione.